Raccogliere, catalogare e
maneggiare per esporre tutto
il materiale, non solamente
quello fotografico inerente
alla mostra è stato come
ripercorrere all'indietro un
pezzo della nostra storia
locale, intriso di
sentimenti e di forti
emozioni.
Dai cassetti sono usciti
ritratti fotografici, dai
bauli e dagli armadi sono
riemersi abiti e accessori,
alcuni dei quali
perfettamente conservati
come preziose testimonianze
di momenti e ricordi
affettivi. Alcuni appaiono
appena ingialliti dalla
patina del tempo, ma
completamente integri di
tutto il loro ineguagliabile
fascino.
A seconda del periodo cambia
la foggia dell'abito nuziale
ed i materiali con cui sono
stati realizzati. Corti o
lunghi, più essenziali e
lineari o spumeggianti con
corte gonne gonfie,
sostenute da rigide
sottogonne, sono in ogni
caso dei piccoli capolavori
di autentica abilità e di
"artigianato sartoriale".
Preziosi ricami decorano sia
le gonne che i corpini, che
in alcuni capi sono entrambi
realizzati in preziose
trine, in merletti finissimi
o in prezioso macramè.
Alcuni hanno linee più
rigorose, corpini tagliati o
modellati sotto al seno, in
stile impero, mentre altri
hanno effetti di doppie
gonne o hanno un accenno di
strascico. Su qualcuno
compaiono accessori o
guarnizioni di pelliccia, di
piume di marabù o sono
arricchiti da volant,
drappeggi e gale.
Risultano decisamente
insoliti gli abiti e in
alcuni casi i tailleur delle
spose del periodo bellico o
subito dopo. Quasi sempre
sono abiti corti, di colore
scuro o pastello (tabacco,
blu, nero, oppure azzurro,
grigio perla o color carta
da zucchero), decorati da
ricami, alamari o fibbie e
fermagli-gioiello, quasi
sempre erano completati da
un mantello, un soprabito o
una giacca. Di questi ultimi
però non è rimasta traccia,
perché in quegli anni almeno
"il sopra" si sfruttava
successivamente per un uso
più frequente dopo quello
occasionale, e
pertanto sono stati
gradatamente logorati.
Un abito in particolare, in
seta color avorio,
insolitamente lungo per quel
periodo è giunto
perfettamente conservato e
corredato dell'acconciatura,
che come il bouquet era
realizzata in minuscoli
mazzolini di fiori d'arancio
realizzati in cera, che
trattenevano ai lati del
volto il breve velo in
pizzo.
Dopo oltre mezzo secolo,
dove sono stati riposti e
conservati con amorevole e
scrupolosa cura, sono così
riaffiorati unitamente a
tanti preziosi ricordi.
Da questi abiti e dalle
immagini di questi sposi
sorridenti e felici che
andavano uniti, incontro al
futuro e ad una vita di
coppia che avrebbe generato
successivamente una
famiglia, emerge in modo
lampante una considerazione.
A qualsiasi ceto sociale
appartenessero, risulta
lampante la volontà di
presentarsi quel giorno al
meglio, sotto ogni aspetto.
Nulla è lasciato al caso,
tutto è curato, dall'aspetto
personale degli sposi, ai
loro abiti. Risulta
commovente tutto questo,
soprattutto se riferito a
certi periodi storici, dove
o si era ancora, o erano
appena usciti da un
conflitto mondiale.
Come pure il ritratto
matrimoniale di un
pancalierese emigrato in
America che invia ai parenti
una fotografia dove lui è
fotografato in piedi accanto
alla sposa americana,
minuta, seduta su uno
sgabello, con un sontuoso
'abito corto ed un
lunghissimo velo. E' forse
sinonimo di una certa
affermazione sociale, una
dimostrazione di avercela
fatta come emigrato a
ritagliarsi una posizione
privilegiata, nell'America
di allora, un senso di
riscatto, di conferma e
rassicurazione verso i
parenti rimasti che non
rivedrà più.
Ma al di là di tutto questo
resta un'ultima
considerazione da fare
osservando questi bellissimi
ritratti: quanto sapevano
essere indubbiamente più
eleganti e seducenti queste
donne rispetto alle loro
attuali nipoti e pronipoti.
Resta un fatto di costume,
ma rispetto agli ombelichi
scoperti, ai rotoli
strizzati da maglie sempre
più corte e striminzite ai
pantaloni impietosi a vita
sempre più bassa dai quali
fuoriesce l'elastico della
biancheria sottostante o a
quelli col cavallo sempre
più sceso con l'orlo a
strascico sfilacciato, senza
esibire tutto ciò sapevano
essere indubbiamente,
infinitamente più attraenti.
Michele Ferrero